domenica 24 marzo 2013

Cari amici di Lausfil, abbiamo trovato un'altro ottimo articolo sulla monetizzazione comunale della Città di Lodi. Buona lettura e speriamo sia di vs. gradimento. 

Le monete di Lodi

tratto da un articolo di Luigi Cremascoli

Lodi acquista il diritto di battere moneta in occasione della particolare situazione creatasi in Lombardia per le guerre tra il papato e Federico II.

All'inizio del sec. XIII i Comuni lombardi godevano di grande prosperità economica. Al dominio di Lodi mirano due famiglie avversarie: i Sommariva e gli Overgnaghi. La guerra tra Onorio III e Federico II e la ricostituzione della Lega Lombarda, portano alle divisioni cittadine un carattere politico più vasto, aderendo i Sommariva alla Lega (quindi guelfi), mentre vicini all'imperatore gli Overgnaghi (ghibellini).
Nel 1226 con l'aiuto di Milano i Sommariva prevalgono e gli Overgnaghi vengono banditi dalla città e dal territorio e Lodi entra a far parte della Lega; ma dopo la sconfitta subita dai Comuni a Cortenuova, nel 1237, gli Overgnaghi hanno il sopravvento e Federico II entra trionfante in Lodi, ridando alla città la sua funzione di caposaldo militare dell'Impero in Lombardia, che già aveva avuto un secolo prima con il Barbarossa.
Viene costruita una imponente rocca sul limite della città sopra Selvagreca e viene messo a disposizione dell'Imperatore un buon numero di soldati.
I cittadini di parte guelfa vengono cacciati o puniti, e tra questi un frate minore che viene bruciato sulla Piazza del Duomo.
Il gesto non passa inosservato e nel 1239 Papa Gregorio IX priva la città di Lodi della dignità vescovile e lancia l'interdetto su tutto il territorio.
Questo non ferma il Vescovo deposto, Ottobello Soffientini, che continua a governare la diocesi mentre l'imperatore, anch'egli scomunicato, incita tutti i prelati alla ribellione contro la Chiesa di Roma.
Per premiare gli Overgnaghi e per accattivarsi la plebe scossa per la scomunica, nel 1239 Federico II concede alla città di Lodi il diritto di batter moneta.

L'atto di concessione non è conosciuto. Non vi è menzione negli Statuti Vecchi, perchè composti anteriormente nel 1233-34 essendo podestà Petracco Marcellino di Ardigotto, né in quelli Nuovi, perchè concessi nel 1390 dal duca di Milano che non riconosceva tale diritto, e manca inspiegabilmente anche un qualunque accenno nel Liber Iurium che pur registra tutti i privilegi imperiali.

In mancanza di migliori spiegazioni, possiamo supporre che avendo il Comune di Lodi cessato di batter moneta con la caduta di Federico II nel 1250, tale privilegio fu ritenuto di poco conto, oppure essendo in tale data subentrata un'altra fazione agli Overgnaghi, questo atto andò perduto nella totale distruzione del castello imperiale di Selvagreca.

Nonostante la precisa affermazione di Tristano Calco (1) che nel sec. XV scriveva nella sua Historia Mediolanensis: “(A. 1239 Fridericus Imp.) Laudem reversus jus cudendae monetae civitati concessit; quod maximi muneris loco aestimatum est”, nessun scrittore di storia lombarda sino al sec. XIX parlò della monetizzazione lodigiana del duecento, nemmeno gli scrittori locali come Defendente Lodi e Alessandro Ciseri, o l'erudito Giambattista Molossi (2) che nelle sue Memorie d'alcuni uomini illustri della Città di Lodi parla delle monete di Giovanni Vignati e ne pubblica la riproduzione.
Solo nel 1836 il prof. Vittorio Aldini (3) in un raro opuscolo Sopra un'antica moneta di Lodi diede notizia del ritrovamento di un primo esemplare in uno scavo a Brescia.
  1. Tristano Calco, Rerum patriae seu Mediolanensis Historiae libri XX, Mediolani 1627, lib. XIII p. 287.
  2. Giambattista Molossi, Memorie d'alcuni uomini illustri della Città di Lodi, Lodi 1776, I° p. 120.
  3. Pier Vittorio Aldini, Sopra un'antica moneta di Lodi, Lettera... al sig. cav. Giovanni Tamassia, Pavia 1836.
Stando l'estrema rarità dei pezzi, la zecca di Lodi deve aver battuto moneta solo per pochissimo tempo e in limitatissimo numero. In ogni caso il privilegio non venne più usato dopo la morte di Federico II (1250) e la caduta a Lodi degli Overgnaghi (1251).

Nel sec. XV si ebbe per un momento la speranza che la città potesse costituirsi in Signoria indipendente, staccata dal ducato di Milano. Giovanni Vignati, di parte guelfa, s'impadronisce nel 1403 del potere e divenuto in poco tempo signore di Vercelli (1408), Melegnano (1409) e Piacenza (1410), grazie alla sua amicizia con il Papa Giovanni XXII e l'imperatore Sigismondo viene ritenuto uno dei più potenti signori della Lombardia.

In qualità di dominus di Lodi e Piacenza, il Vignati batte moneta nel periodo che va dal 1410, anno in cui acquista da Antonio di Hostendum la seconda città, e la fine del 1413, quando riceve dall'imperatore Sigismondo nel duomo di Lodi l'investitura di Conte della prima.

Non abbiamo notizie se nel restante periodo della sua vita, dal 1414 alla morte nel 1416, egli abbia battuto moneta col nuovo titolo, cui pur teneva moltissimo.
Non si conosce il luogo della zecca del Vignati, se Lodi o Piacenza, ma sinora tutti i numismatici propendono per Piacenza, anche se si osserva che pure Piacenza mancasse di zecca da 1322.
La moneta riporta: Iohanes de Vignate placentiae laudae dominus ed i Santi patroni: San Bassiano ed il martire S.Antonino.

L'atroce morte del Vignati nel 1416 pone fine alla sua signoria e Lodi, rientrata in dominio del duca di Milano, ne segue le sorti per tutti i secoli successivi.


COMUNE DI LODI
(dal 1239 al 1250)

1. Grosso        D. + INPERATOR F
                       Nel mezzo Ω / SCS / B• / cerchio rigato
                       R. + LAVDENSIS
                       Croce potente in cerchio rigato e due punte
                       che dal cerchio muovono verso il centro nel
                       3° e 4° cantone. Le lettere S sono coricate.
                       AR p. gr. 1,05; 1,11; 1,15. d.mm. 19
Il grosso lodigiano corrisponde alla ventesima parte della lira imperiale e si divide in dodici piccoli.

Esemplari conosciuti: Lodi, Museo Civico; Roma, Coll. Sabauda; Milano, Cast. Sforzesco.

Bibliografia:
  • C(orpus) N(ummorum) I(talicorum) IV, p. 208 tav. XVI. 17;
  • P. V. ALDINI, Sopra un'antica moneta di Lodi, Pavia 1836;
  • B. MARTANI, Lodi nelle sue poche antichità, S. Angelo Lodigiano 1874, p.282 segg.;
  • C. VIGNATI, Lodi e il suo territorio, in C. Cantù: Grande Illustrazione del Lombardo Veneto, Milano 1861, vol. V p. 596.


2. Piccolo        D. + INPERATOR F
                       Nel mezzo SB in cerchio rigato
                       R. + LAVDENSIS
                       Croce potente in cerchio rigato e due punte
                       che dal cerchio muovono verso il centro nel
                       3° e 4° cantone.
                       M p. gr. 0,65; 0,38; d.mm. 14

Esemplari conosciuti: Lodi, Museo Civico; Roma, Coll. Sabauda.

Bibliografia:
  • C(orpus) N(ummorum) I(talicorum) IV, p. 208 tav. XVI. 18;
A presto, lo staff di Lausfil.