mercoledì 21 agosto 2019

La zecca di Lodi - 7^ parte

Cari amici di Lausfil. 
Continua il chiarimento, alla luce della discussione pubblicata sul sito internet https://www.lamoneta.it circa le “Monete per Lodi”.
Questa terza parte riguarda la monetizzazione di Giovanni da Vignate tra il 1403 ed il 1416.   

Seguono gli estratti di tale discussione, citando per correttezza i riferimenti e gli autori (di cui conosciamo solo il nickname).

1° compendio 
Questo è un post (il n. #3) a cura di “Teofrasto”, pubblicato sul sito internet https://www.lamoneta.it/topic/115814-monete-per-lodi/ nella discussione “Monete per Lodi”. 
Teofrasto cita la scheda di M. Bazzini relativa alla voce “Lodi” in Lucia Travaini, “Le zecche italiane fino all'unità, tomo I, pp. 732-784”.

(La parte riguardante la zecca di Lodi nel periodo 1239-40 ed il 1250 circa e la presunta monetizzazione del Fissiraga, è gia stata pubblicata nei post del 21 agosto 2019 di Lausfil “La zecca di Lodi - 5^ e 6^ parte).

Lodi (Lombardia) [v. Piacenza] M. Bazzini

La notizia contenuta nella cosiddetta ‘lista Camaiani’, redatta nella prima metà del Quattrocento, di «uno grosso da Lodi, che à da uno lato il segno del ducato a questo llo modo di sopra, e dall’altro lato àne uno scudo con mezzo lione di sopra e di sotto con due liste, e vale s. 2 den. 6» [Travaini 2003a, p. 189] fa ipotizzare un ulteriore periodo di attività della zecca lodigiana. La descrizione corrisponde a quella del grosso di Giovanni da Vignate avente al dritto lo scudo con leone e fasce e al rovescio i santi Bassiano e Antonino [CNI IX, p. 564, nn. 1-5, tav. xxxvii, n. 7]. 

Il da Vignate fu signore di Lodi tra il 1403 ed il 1416 e anche di Piacenza dal 1410 alla fine del 1413 [Peviani 1986; Samarati 1958, p. 173 ss., e 1990, p. 235 ss.] e di lui si conoscono, oltre ai grossi, anche terline recanti nel campo del diritto le lettere yo e nel rovescio una croce cardata [CNI IX, pp. 564-65 nn. 6-9, denari]. Entrambe le monete sono generalmente assegnate alla zecca di Piacenza [v.], ma quanto riportato nella ‘lista Camaiani’ ne rimette in discussione l’attribuzione. La questione è esaminata da Bazzini [2006], che, come già Cremascoli [1954a e 1954b], ritiene probabile la loro coniazione a Lodi in un periodo compreso tra il marzo 1413 e la fine di dicembre dello stesso anno [contra, Crocicchio, Fusconi 2007a, che le inseriscono tra le monete di Piacenza [v.].

( n.d.r. - Giuseppe Crocicchio scrive: La stessa moneta figura anche nella pratica della mercatura di Giovanni Antonio da Uzzano, che fu redatta nel 1442 e che contiene anche un preciso riferimento al contestato luogo di battitura: "Ambrogiani si battono a Piagenza tengono per libbra onc. 6 d. 7 e mezzo" (n.d.r. 526,416 millesimi). [Travaini 2003a, Monete mercanti e matematica, Città di Castello 2003, p. 181]
Ma, a prescindere dal luogo di battitura, questo grosso fu coniato per circolare in ambedue le città, sia a Lodi a che Piacenza, che in quel perodo utilizzavano entrambe lo standard monetario milanese ).


Nominali emessi
- Giovanni da Vignate (o Vignati), signore, poi conte (1403-16): in argento, grossi da 18 denari imperiali (?); in mistura, terline (da tre denari imperiali) (marzo 1413-fine dicembre1413).

Collezioni
Roma, MNR, coll. Reale [CNI IV, p. 208 per quelle d’età comunale e CNI IX, pp. 564-565 per quelle di Giovanni da Vignate, attribuite a Piacenza]; Bologna, M. Civ. Arch.; Como, M. Civ. [Zecchinelli 1957]; Lodi, M. Civ. Laudense [Peviani 1986, pp. 111-112, tav. I]; Padova, M. Bottacin [Kunz 1968]; Venezia, M. Correr [Castellani 1925, pp. 118 e 293]. Alcuni esemplari comunali, da raccolte private, sono stati pubblicati da Murari [1985].

Sede
Cremascoli [1954b, p. 84] ricorda come «a Lodi rimase nella toponomastica popolare il nome di ‘zecca’ ad una località vicina alla piazza del Duomo».

Bibliografia:
- Agnelli G. 1904, Monete di Lodi, «Archivio Storico Lodigiano», 23, pp. 43-44.
- Besana A., Caretta A. 1955a, Zecca e Monete di Lodi, «IN», 6, n. 1, pp. 1-2.
- Besana A., Caretta A. 1955b, Zecca e Monete di Lodi, «IN», 6, n. 7-8, p. 49.
- Bazzini M. 2002, Recensione al libro di G. Fenti, La zecca di Cremona e le sue monete, dalle origini nel 1155 fino al termine dell’attività, “Panorama Numismatico” 163, pp. 52-59.
- Bazzini M. 2006, Monete d’argento lombarde nella ‘lista Camaiani’ (secolo XV), «RIN», 107, pp. 375-396.
- Bazzini M., Ottenio L. 2002, Il vittorino «di Parma»: quale moneta?, «RIN», 103, pp. 129-180.
- Brunetti L. 1966, Opus monetale Cigoi, s.l. (ma Bologna).
- Caretta A. 1983, La lotta tra le fazioni di Lodi nell’età di Federico II (1199-1251) (Quaderni di Studi Lodigiani 2), Lodi.
- Castellani G. 1925, Catalogo della raccolta numismatica Papadopoli- Aldobrandini, voll. 2, Museo Civico Correr, Venezia.
- Ciani G. 1897, Un ripostiglio di monete del secolo XIII a Vigo di Cavedine nel Trentino, «RIN», 10, pp. 487-496.
- CNI IV, p. 208
- Cremascoli L. 1954a, Le monete della zecca di Lodi, « Archivio Storico Lodigiano», ser. II, 2, pp. 77-81.
- Cremascoli L. 1954b, Le monete della zecca di Lodi, «IN», 5, n. 11-12, pp. 84-85.
- Fusconi G., Crocicchio G. 2005, Le monete di Giovanni da Vignate per Piacenza, “Panorama Numismatico” 195, pp. 42-47.
- Giovanelli B. 1812, Intorno all’antica zecca trentina e a due monumenti Reti, Trento.
- Gnecchi E. 1897, Appunti di Numismatica Italiana. XVI, Il ripostiglio di Cavriana, «RIN», 10, pp. 23-31.
- Gnecchi F. ed E. 1889, Saggio di bibliografia numismatica delle zecche italiane medievali e moderne, Milano.
- Grossi M. 1985, Antonio Fissiraga signore di Lodi (1253 c.a. - 1327) (Quaderni di Studi Lodigiani 3), Lodi.
- Lorenzelli P. 1987, Due segni a confronto. Una letture della Convenzione monetaria del 1254, «La Numismatica» (dicembre).
- Murari O. 1985, Il denaro di Lodi del periodo comunale, «NAC», 14, pp.359-365.
- Paolucci R. 1992, La zecca di Lodi, «PN», 52 (maggio), p. 7.
- Peviani A. 1986, Giovanni Vignati conte di Lodi e signore di Piacenza (1360 c.a -1416) (Quaderni di Studi Lodigiani 4), Lodi.
- Samarati L. 1990, Lodi nuova. L’età medievale e moderna (1158-1860), in R. De Marinis et alii, Lodi. La storia dalle origini al 1945, Bergamo, pp. 197-294.
Travaini L. 2003a, Monete, Mercanti e matematica. Le monete medievali nei trattati di aritmetica e nei libri di mercatura, Roma.


La zecca di Lodi - 6^ parte

Cari amici di Lausfil,  
continua il chiarimento, alla luce della discussione pubblicata sul sito internet https://www.lamoneta.it circa le “Monete per Lodi”.

Questa seconda parte riguarda la presunta monetizzazione di Fissiraga tra l’XIII e il XIV secolo.   

Seguono gli estratti di tale discussione, citando per correttezza i riferimenti e gli autori (di cui conosciamo solo il nickname).

1° compendio 
Questo è un post (il n. #3) a cura di “Teofrasto”, pubblicato sul sito internet https://www.lamoneta.it/topic/115814-monete-per-lodi/ nella discussione “Monete per Lodi”. 
Teofrasto cita la scheda di M. Bazzini relativa alla voce “Lodi” in Lucia Travaini, “Le zecche italiane fino all'unità, tomo I, pp. 732-784”.

(La parte riguardante la zecca di Lodi nel periodo 1239-40 ed il 1250 circa è già stata pubblicata nel post del 21 agosto 2019 di Lausfil “La zecca di Lodi - 5^ parte).

Lodi (Lombardia) [v. Piacenza] M. Bazzini

Besana e Caretta [1955b] ammettono una ulteriore emissione monetaria a nome di Antonio di Fissiraga, signore di Lodi negli anni tra il XIII ed il XIV secolo. L’asserzione si basa su quanto riportato dallo storico lodigiano Alessandro Ciseri, vissuto nel XVIII secolo, in una sua opera, nella quale egli afferma di aver visto personalmente monete del Fissiraga, recanti su di un lato il proprio stemma araldico. La notizia non ha finora trovato ulteriori conferme e non è improbabile una svista dello scrittore settecentesco, che potrebbe anche aver inventato la notizia a scopo adulatorio nei confronti dei discendenti del Fissiraga. Bazzini [2006, p. 381 ss.] ha ipotizzato che, se effettivamente esistenti, tali monete si debbano attribuire non ad Antonio Fissiraga I, ma ad un suo omonimo discendente, quell’Antonio Fissiraga II che per pochi mesi fu signore di Lodi all’inizio del secolo XIV.

2° compendio 
Da: Rivista Italiana di Numismatica e scienze affini fondata da Solone Ambrosoli nel 1888, edita dalla Società Numismatica Italiana in Milano Vol. CVII 2006 

Marco Bazzini: 
Monete d’argento lombarde nella lista Camaiani (secolo XV) 

Lodi 

<…> Ciò mostra come non dovesse essere particolarmente complicato attivare una zecca di medie dimensioni. Nulla vieta dunque di ipotizzare l'apertura di un'officina a Lodi, sapendo inoltre come "nel caso di piccole zecche [potessero bastare] locali modesti e attrezzature minime" (31). Alessandro Ciseri, storico lodigiano vissuto nel XVIII secolo, affermò di avere personalmente visto monete d'argento recanti nel campo l'arma gentilizia della famiglia lodigiana dei Fissiraga. Egli attribuì tali monete ad Antonio Fissiraga, dominus di Lodi a cavallo tra XIII e XIV secolo, fino al 1311 (32). Ad oggi non sono note monete con le caratteristiche descritte da Ciseri (33), ma se esse esistessero veramente non sarebbe possibile attribuirle ad Antonio Fissiraga per il fatto che nel periodo in cui egli visse i tempi non erano pronti per un'affermazione così manifesta di potere autonomo. Le grandi signorie che si instaurarono nel Veneto e nella Lombardia, a Verona, Milano, Mantova, ecc., dopo la morte di Federico II (1250), non emisero monete riconducibili in qualche modo a loro o alla loro autorità. Solamente dopo il primo decennio del Trecento Bonacolsi, Visconti, Scaligeri, cominciarono ad inserire nelle legende o nei campi nomi o stemmi propri (34). Mi sembrano quindi da escludere emissioni personali di quell’Antonio Fissiraga. Esse potrebbero però appartenere ad un suo discendente e omonimo: quell'Antonio II che nell'estate del 1403 fu acclamato anch'egli signore di Lodi come già il suo avo, governando la città per pochi mesi soltanto (35). 
Note:
(31) TRAVAINI 2001, p.79; anche per tutta la problematica riguardante le sedi di zecca nel medioevo italiano. 
(32) CISERI 1732, p. 214, riportato da BESANA, CARETTA 1955b, p.49, i quali propongono una ricostruzione della moneta rifacendosi a quanto descritto dal Ciseri stesso. L'arma gentilizia dei Fissiraga era d'azzurro a tre bande d'argento arcuate, col capo d'Angiò. Per notizie su Antonio Fissiraga si veda GROSSI 1985. 
(33) Quanto scritto dal Ciseri può forse essere stato dettato da una certa piaggeria nei confronti degli ultimi discendenti del nobile lodigiano Si veda, per esempio, ciò che scrive RIZZOLI 1908 su un presunto privilegio di monetazione ottenuto dalla famiglia padovana dei Basilii e ricordato in una cronaca manoscritta del XV secolo. 'BESANA, CARETTA 1955b, p. 49, ritengono comunque la notizia del Ciseri "non sospetta". Ancora in uno studio recente il CARETTA 1983, p. 98, parla di "brevi emissioni di Antonio Fissiraga". 
(34) I primi Scaligeri che governarono Verona non posero mai sulle monete simboli o insegne che potessero far risalire apertamente a loro. Solamente al tempo di Cangrande (signore dal 1311 al 1329) si ebbero emissioni di grossi sui quali compariva il simbolo della scala (SACCOCCI 1995, passim; Io. 1988, passim). A Milano le famiglie (della Torre e Visconti) che si succedettero al potere dopo il 1250 non batterono monete riconducibili a loro in modo esplicito prima delle emissioni di Azzone Visconti (signore tra il 1330 ed il 1339). I Bonacolsi, 
signori di Mantova, emisero il grosso tirolino con il loro stemma nella legenda non prima del 
1311, sebbene fossero padroni della città già dagli ultimi decenni del Duecento (Io. 1996, pp. 153-154). 

(35) Per le vicende storielle di questo periodo si veda PEVIANI 1986, pp. 45-48; SAMARATI 1990, p. 235. È proprio a partire dall'inizio del Quattrocento che si consolida, da parte di chi detiene il potere in una città, la prassi di battere moneta a proprio nome, a volte senza possederne i requisiti giuridici per farlo. Nella sola Lombardia emettono moneta, pur non avendo ricevuto alcuna precisa concessione in proposito, i signori di Brescia (Pandolfo Malatesta, signore tra il 1404 ed il 1421), Crema (Giorgio Benzoni, signore tra il 1405 ed il 1414), Como (Franchino II Rusca, signore tra il 1408 ed il 1412), Cremona (Cabrino Fondulo, signore tra il 1413 ed il 1420), Monza (Estere Visconti, signore tra il 1407 ed il 1412) e quasi certamente quello di Cantù (Ciampicano Visconti, signore tra il 1407 ed il 1412). A Brescia, Corno e Cremona una zecca era sì esistita in precedenza, ma all'inizio del Quattrocento risultava essere inoperante oramai da molti decenni. In tutti gli altri casi si trattò di costituirla ed attivarla di sana pianta. Alcuni dei personaggi qui citati possedevano il titolo di vicari imperiali e non si può dunque escludere che si sentissero autorizzati a battere moneta a loro nome pur non avendo ricevuto in tal senso alcuna esplicita autorizzazione. Si tratterebbe comunque, io credo, sempre dell’usurpazione di un diritto che, almeno teoricamente, spettava ancora all'im- peratore. A questo proposito cfr. quanto rilevato da PALLASTRELLI 1874, pp. 248-249, con bibliografia precedente. 

La zecca di Lodi - 5^ parte

Cari amici di Lausfil. 
Riguardo i nostri post dedicati a “La Zecca di Lodi”, l’importante sito internet https://www.lamoneta.it ha aperto nel dicembre 2013 una discussione dal titolo “Monete per Lodi”.
Riteniamo i post di questa discussione molto professionali e interessanti, tanto da considerarsi un importante apporto alla conoscenza di questo capitolo di storia patria.   

Seguono gli estratti di tale discussione, citando per correttezza i riferimenti e gli autori (di cui conosciamo solo il nickname).

NB: per correttezza, segnaliamo che nei nostri precedenti post dedicati alla Zecca di Lodi, abbiamo semplicemente riportato tutte le fonti in materia, senza prendere posizione sulla veridicità o meno di tali articoli, scritti da storici del passato. Lo staff di Lausfil non ha le competenze per fare valutazioni sulle eventuali imprecisioni. Sono proprio le discussioni come quelle de https://www.lamoneta.it, dove scrivono appassionati e professionisti della numismatica, che ci permettono di fornire nuove informazioni e conoscenza. Grazie a tutti loro per questo. Lo staff di Lausfil

1° compendio 
Questo è un post (il n. #3) a cura di “Teofrasto”, pubblicato sul sito internet https://www.lamoneta.it/topic/115814-monete-per-lodi/ nella discussione “Monete per Lodi”. 
Teofrasto cita la scheda di M. Bazzini relativa alla voce “Lodi” in Lucia Travaini, “Le zecche italiane fino all'unità, tomo I, pp. 732-784”.

(Qui, per comodità, riprendiamo la parte riguardante la zecca di Lodi nel periodo 1239-40 ed il 1250 circa).

Secondo Murari [1985] il periodo di attività dell’officina monetaria di Lodi si porrebbe tra il 1239-40 ed il 1250 circa, cioè dall’epoca della concessione del diritto di zecca a tutto il restante periodo di Federico II. Murari accetta quanto segnalato da precedenti autori riguardo al presunto ius monetandi che sarebbe stato concesso dall’imperatore Federico II ai lodigiani nel 1239, durante un suo passaggio. 

Tuttavia, del rescritto imperiale già all’inizio del Seicento non vi era più traccia e la sua affermazione va pertanto presa con cautela, nonostante la tradizione storica locale ne ricordi insistentemente l’avvenimento [Besana, Caretta 1955, p. 2]. 

Va inoltre evidenziata l’incertezza anche per quanto riguarda la data ritenuta generalmente di chiusura della zecca, vale a dire il 1250. Alcuni esemplari di grossi di Lodi sono stati rinvenuti in tre ripostigli [Giovanelli 1812; Gnecchi 1897; Ciani 1897], tutti nascosti dopo il 1254-56 per la presenza in essi di esemplari riferibili al concordato monetario del 1254 [per il quale v. Lorenzelli 1987, con alcune precisazioni in Bazzini 2002]. Questo fatto, unito alla attuale grande rarità delle monete di Lodi, potrebbe essere sintomo di una sporadicità e limitatezza delle emissioni, iniziate e finite nel breve lasso di tempo intercorso tra la morte di Federico II ed il termine del concordato stesso, presumibilmente il 1256, durante quella che de facto fu la signoria del lodigiano Sozzo Vistarini [Caretta 1983, p. 113 ss.].

Nominali emessi
- Sozzo Vistarini, signore, a nome di Federico imperatore (1251-57?): in argento, grossi da 4 denari imperiali; in mistura, denari imperiali e oboli (¼ di denaro imperiale) (1250?-54?). Secondo Brunetti [1966, p. 96, 635] esisterebbero dei grossi falsi, opera di Luigi Cigoi.

Collezioni
Roma, MNR, coll. Reale [CNI IV, p. 208 per quelle d’età comunale e CNI IX, pp. 564-565 per quelle di Giovanni da Vignate, attribuite a Piacenza]; Bologna, M. Civ. Arch.; Como, M. Civ. [Zecchinelli 1957]; Lodi, M. Civ. Laudense [Peviani 1986, pp. 111-112, tav. I]; Padova, M. Bottacin [Kunz 1968]; Venezia, M. Correr [Castellani 1925, pp. 118 e 293]. Alcuni esemplari comunali, da raccolte private, sono stati pubblicati da Murari [1985].


2° compendio 
Questo è un post (il n. #13) a cura di “Mangiafuoco”, pubblicato sul sito internet https://www.lamoneta.it/topic/115814-monete-per-lodi/ nella discussione “Monete per Lodi”.

grosso da 4 (?) imperiali
peso 1,05 grammi (simile al peso dei tre esemplari citati nel CNI (gr. 1,15; 1,11 e 1,07) e più leggero degli esemplari citati dal Murari (gr 1,39; 13,2 e 1,25) .
Questa differenza di peso tra gli esemplari citati mi sembra strana per una emissione che sarebbe dovuta durare pochi anni.

Qualche idea in proposito?

 3° compendio 
Questo è un post (il n. #22) a cura di “Teofrasto”, pubblicato sul sito internet https://www.lamoneta.it/topic/115814-monete-per-lodi/ nella discussione “Monete per Lodi”.

Riguardo alla domanda posta da Mangiafuoco al post # 13, effettivamente non è un quesito facilmente risolvibile. I pochi pezzi conosciuti e la difficoltà di reperire notizie sul loro rinvenimento consente - quanto meno a me, ma certo non è detto che altri abbiano differenti e più felici intuizioni - solo qualche ipotesi di lavoro. Per il momento resto convinto che la zecca medievale di Lodi abbia funzionato sporadicamente, per brevissimo tempo. E' soprattutto la rarità delle sue monete e l'uniformità nel tipo di punzoni utilizzati per incidere le lettere su di esse che mi fanno essere di questa opinione. Tuttavia è senza dubbio degna di nota la differenza ponderale fatta notare dallo stesso Mangiafuoco.
La vexata quaestio è dunque la seguente: "Quando fu aperta la zecca lodigiana?" Riguardo ad eventuale diploma di concessione, esso resta incerto, sebbene l'autore della pagina web 'lausfil' sia convinto che "la concessione ci fu". Come già sottolineato nella Guida delle zecche, nel Seicento di questo diploma non restava traccia. Da questo punto di vista, dunque, prima di fidarsi di autori Sette-Ottocenteschi o di altri più recenti, bisognerebbe forse intraprendere un lavoro di ricerca storica risalendo alla fonte che per prima ha cominciato a parlare di questo - per ora - solo supposto rescritto imperiale. Effettuando un'analisi di questo tipo, mi è capitato di osservare come da proposte iniziali chiaramente dubitative si sia infine arrivati, per salti più o meno lunghi, a 'forzare', a volte in buona fede o per amor di Patria, il pensiero di questi autori. Si comincia omettendo alcune parole, altre volte interpretandone in modo errato il pensiero iniziale, ma il punto finale è una 'certezza' basata su presupposti sempre e solo ipotetici. Può darsi che per Lodi non sia così, ma credo che si dovrebbe quantomeno provare a farla questa ricerca. Infine, uno studio approfondito della realtà storica ed economica della Lodi del tempo, se fattibile, potrebbe consentire di stabilire con buona approssimazione in quali momenti storici la città può avere avuto innanzitutto le risorse e poi la capacità giuridica oltre che politica di emettere moneta.
Tornando alle monete, il peso degli esemplari attorno al grammo è coerente con quello dei cd. 'grossi minori' milanesi, emessi verosimilmente attorno alla metà del Duecento, mentre il range di 1,20-1,40 è simile a quello riscontrabile sugli esemplari di altre zecche 'lombarde' più o meno coeve, ai quali è generalmente attribuito il valore di 4 denari imperiali. Sarebbe importante un censimento capillare di tutti gli esemplari noti, sia dei grossi che dei denari che degli oboli (o terzoli?) per poter avere una somma di dati maggiore e più significativa di quelli offerti da una manciata di pezzi.
Certo sarebbe interessante avere anche dati metallografici precisi, dal momento che Murari [1985, p. 362] stesso nutriva forti perplessità sul valore di 990 millesimi proposto dall'Aldini. A mia conoscenza esso non è purtroppo riportato, in maniera specifica ed univoca, in nessuna pratica di mercatura o trattato di algorismo noto.

giovedì 19 marzo 2015

Mostra dedicata al 100° anniversario 1^ Guerra Mondiale


Cari amici.
Il Circolo Filatelico Numismatico Lodigiano sta organizzando una mostra sul 100° anniversario della Prima Guerra Mondiale che si terrà nella prestigiosa sede di Palazzo Barni a Lodi, in via Vittorio Emanuele, dal 15 al 24 Maggio 2015.

Calendario dell’evento:
-       Venerdì 15 maggio 2015 alle ore 17.00: Inaugurazione
-       Da Sabato 16 maggio a Domenica 24 Maggio 2015, dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle ore 15.00 alle ore 18.30

Prenotazione per scuole o gruppi:
-       Via mail a: Lausfil@gmail.com
-      Telefonicamente al n. 0371/55285 (sede del Circolo Filatelico) – lunedì e venerdì dalle 9.00 alle   11.00 – sabato e domenica dalle 10.00 alle 12.00

domenica 24 marzo 2013

La zecca di Lodi - aggiornamento

Cari amici di Lausfil, abbiamo trovato un'altro ottimo articolo sulla monetizzazione comunale della Città di Lodi. Buona lettura e speriamo sia di vs. gradimento. 

Le monete di Lodi

“tratto da un articolo di Luigi Cremascoli”

Lodi acquista il diritto di battere moneta in occasione della particolare situazione creatasi in Lombardia per le guerre tra il papato e Federico II.

All'inizio del sec. XIII i Comuni lombardi godevano di grande prosperità economica. Al dominio di Lodi mirano due famiglie avversarie: i Sommariva e gli Overgnaghi. La guerra tra Onorio III e Federico II e la ricostituzione della Lega Lombarda, portano alle divisioni cittadine un carattere politico più vasto, aderendo i Sommariva alla Lega (quindi guelfi), mentre vicini all'imperatore gli Overgnaghi (ghibellini).
Nel 1226 con l'aiuto di Milano i Sommariva prevalgono e gli Overgnaghi vengono banditi dalla città e dal territorio e Lodi entra a far parte della Lega; ma dopo la sconfitta subita dai Comuni a Cortenuova, nel 1237, gli Overgnaghi hanno il sopravvento e Federico II entra trionfante in Lodi, ridando alla città la sua funzione di caposaldo militare dell'Impero in Lombardia, che già aveva avuto un secolo prima con il Barbarossa.
Viene costruita una imponente rocca sul limite della città sopra Selvagreca e viene messo a disposizione dell'Imperatore un buon numero di soldati.
I cittadini di parte guelfa vengono cacciati o puniti, e tra questi un frate minore che viene bruciato sulla Piazza del Duomo.
Il gesto non passa inosservato e nel 1239 Papa Gregorio IX priva la città di Lodi della dignità vescovile e lancia l'interdetto su tutto il territorio.
Questo non ferma il Vescovo deposto, Ottobello Soffientini, che continua a governare la diocesi mentre l'imperatore, anch'egli scomunicato, incita tutti i prelati alla ribellione contro la Chiesa di Roma.
Per premiare gli Overgnaghi e per accattivarsi la plebe scossa per la scomunica, nel 1239 Federico II concede alla città di Lodi il diritto di batter moneta.

L'atto di concessione non è conosciuto. Non vi è menzione negli Statuti Vecchi, perchè composti anteriormente nel 1233-34 essendo podestà Petracco Marcellino di Ardigotto, né in quelli Nuovi, perchè concessi nel 1390 dal duca di Milano che non riconosceva tale diritto, e manca inspiegabilmente anche un qualunque accenno nel Liber Iurium che pur registra tutti i privilegi imperiali.

In mancanza di migliori spiegazioni, possiamo supporre che avendo il Comune di Lodi cessato di batter moneta con la caduta di Federico II nel 1250, tale privilegio fu ritenuto di poco conto, oppure essendo in tale data subentrata un'altra fazione agli Overgnaghi, questo atto andò perduto nella totale distruzione del castello imperiale di Selvagreca.

Nonostante la precisa affermazione di Tristano Calco (1) che nel sec. XV scriveva nella sua Historia Mediolanensis: “(A. 1239 Fridericus Imp.) Laudem reversus jus cudendae monetae civitati concessit; quod maximi muneris loco aestimatum est”, nessun scrittore di storia lombarda sino al sec. XIX parlò della monetizzazione lodigiana del duecento, nemmeno gli scrittori locali come Defendente Lodi e Alessandro Ciseri, o l'erudito Giambattista Molossi (2) che nelle sue Memorie d'alcuni uomini illustri della Città di Lodi parla delle monete di Giovanni Vignati e ne pubblica la riproduzione.
Solo nel 1836 il prof. Vittorio Aldini (3) in un raro opuscolo Sopra un'antica moneta di Lodi diede notizia del ritrovamento di un primo esemplare in uno scavo a Brescia.
  1. Tristano Calco, Rerum patriae seu Mediolanensis Historiae libri XX, Mediolani 1627, lib. XIII p. 287.
  2. Giambattista Molossi, Memorie d'alcuni uomini illustri della Città di Lodi, Lodi 1776, I° p. 120.
  3. Pier Vittorio Aldini, Sopra un'antica moneta di Lodi, Lettera... al sig. cav. Giovanni Tamassia, Pavia 1836.
Stando l'estrema rarità dei pezzi, la zecca di Lodi deve aver battuto moneta solo per pochissimo tempo e in limitatissimo numero. In ogni caso il privilegio non venne più usato dopo la morte di Federico II (1250) e la caduta a Lodi degli Overgnaghi (1251).

Nel sec. XV si ebbe per un momento la speranza che la città potesse costituirsi in Signoria indipendente, staccata dal ducato di Milano. Giovanni Vignati, di parte guelfa, s'impadronisce nel 1403 del potere e divenuto in poco tempo signore di Vercelli (1408), Melegnano (1409) e Piacenza (1410), grazie alla sua amicizia con il Papa Giovanni XXII e l'imperatore Sigismondo viene ritenuto uno dei più potenti signori della Lombardia.

In qualità di dominus di Lodi e Piacenza, il Vignati batte moneta nel periodo che va dal 1410, anno in cui acquista da Antonio di Hostendum la seconda città, e la fine del 1413, quando riceve dall'imperatore Sigismondo nel duomo di Lodi l'investitura di Conte della prima.

Non abbiamo notizie se nel restante periodo della sua vita, dal 1414 alla morte nel 1416, egli abbia battuto moneta col nuovo titolo, cui pur teneva moltissimo.
Non si conosce il luogo della zecca del Vignati, se Lodi o Piacenza, ma sinora tutti i numismatici propendono per Piacenza, anche se si osserva che pure Piacenza mancasse di zecca da 1322.
La moneta riporta: Iohanes de Vignate placentiae laudae dominus ed i Santi patroni: San Bassiano ed il martire S.Antonino.

L'atroce morte del Vignati nel 1416 pone fine alla sua signoria e Lodi, rientrata in dominio del duca di Milano, ne segue le sorti per tutti i secoli successivi.


COMUNE DI LODI
(dal 1239 al 1250)

1. Grosso        D. + INPERATOR F
                       Nel mezzo Ω / SCS / •B• / cerchio rigato
                       R. + LAVDENSIS
                       Croce potente in cerchio rigato e due punte
                       che dal cerchio muovono verso il centro nel
                       3° e 4° cantone. Le lettere S sono coricate.
                       AR p. gr. 1,05; 1,11; 1,15. d.mm. 19
Il grosso lodigiano corrisponde alla ventesima parte della lira imperiale e si divide in dodici piccoli.

Esemplari conosciuti: Lodi, Museo Civico; Roma, Coll. Sabauda; Milano, Cast. Sforzesco.

Bibliografia:
  • C(orpus) N(ummorum) I(talicorum) IV, p. 208 tav. XVI. 17;
  • P. V. ALDINI, Sopra un'antica moneta di Lodi, Pavia 1836;
  • B. MARTANI, Lodi nelle sue poche antichità, S. Angelo Lodigiano 1874, p.282 segg.;
  • C. VIGNATI, Lodi e il suo territorio, in C. Cantù: Grande Illustrazione del Lombardo Veneto, Milano 1861, vol. V p. 596.


2. Piccolo        D. + INPERATOR • F
                       Nel mezzo SB in cerchio rigato
                       R. + LAVDENSIS
                       Croce potente in cerchio rigato e due punte
                       che dal cerchio muovono verso il centro nel
                       3° e 4° cantone.
                       M p. gr. 0,65; 0,38; d.mm. 14

Esemplari conosciuti: Lodi, Museo Civico; Roma, Coll. Sabauda.

Bibliografia:
  • C(orpus) N(ummorum) I(talicorum) IV, p. 208 tav. XVI. 18;
A presto, lo staff di Lausfil.


venerdì 12 ottobre 2012

Cari amici di Lausfil,

LO STUDIO FILATELICO “BRAGA”
organizza a LODI
il 13/14 OTTOBRE 2012
presso l’Ente Fiera - Via Artigianato n. 1/5 - Località San Grato
una MOSTRA MERCATO DI
FRANCOBOLLI, MONETE,
CARTOLINE ANTICHE,
STORIA POSTALE
 
INGRESSO GRATUITO - ORARIO CONTINUATO
IL SABATO DALLE ORE 09.00 ALLE ORE 18.00
LA DOMENICA DALLE ORE 09.00 ALLE ORE 13.00
 
Ampio parcheggio gratuito e facilmente accessibile all’interno del complesso,
nessuna barriera architettonica per disabili, servizio bar e di ristoro all’interno.
Informazioni: tel. 3479644250 (Sig. Braga)
 
PER RAGGIUNGERE IN AUTO LA SEDE DEL CONVEGNO:
Da Milano: prendere la via Emilia uscire a Lodi località San Grato;
Da Crema: SS 235 giunti a Lodi immettersi tangenziale est e poi circonvallazione sud,
uscire Lodi San Grato;
Da Piacenza: Autostrada A1 uscire Lodi immettersi circonvallazione sud direzione Milano,
Seguire indicazioni Lodi—San Grato.

Sabato 13/10/2012 dalle ore 9.30 alle ore 12.30, sarà attivo il servizio di Poste Italiane per l'annullo filatelico commemorativo richiesto dal Circolo Filatelico Numismatico Lodigiano per l'occasione.

Immagine dell'annullo filatelico commemorativo


Vi aspettiamo numerosi.
Un saluto dallo staff di Lausfill.